La pace viene spesso evocata come un obiettivo esterno a noi: la fine delle guerre, il silenzio delle armi, il ritorno alla convivenza. La storia mostra quanto l’uomo, di fronte ai conflitti, ricorra con inquietante naturalezza alla violenza, come se un impulso primitivo continuasse a suggerirgli che la forza sia la risposta più rapida a ciò che non riesce a gestire.
Questo impulso oggi non si manifesta solo nei campi di battaglia, ma anche nel bisogno continuo di produrre armi. L’industria bellica e la ricerca tecnologica che la sostiene non sono soltanto strumenti di difesa o deterrenza: diventano dispositivi di potere e distruzione. Così la guerra non è più soltanto un evento circoscritto, ma un sistema che tende ad autoalimentarsi.
Eppure una pace costruita solo all’esterno resta fragile. Può essere negoziata, imposta, celebrata, e incrinarsi alla prima frustrazione collettiva. La pace non può ridursi all’assenza di guerra: richiede una disposizione interiore, la capacità di abitare il conflitto senza trasformarlo subito in dominio o annientamento.
Il maestro zen giapponese Eihei Dōgen scriveva: «I fiori cadono anche se li amiamo; le erbacce crescono anche se non le desideriamo». In queste parole si intravede un insegnamento essenziale: accettare l’impermanenza e rinunciare all’illusione del controllo totale.
Questa attitudine riguarda anche il nostro rapporto con la natura, spesso sfruttata e ferita. Non può esistere una pace autentica se non impariamo a vivere in equilibrio con l’ambiente che ci ospita. Le Dolomiti non sono solo uno scenario straordinario, ma un richiamo silenzioso alla misura, alla cura e alla responsabilità.
La pace interiore non è evasione dal mondo, ma la condizione che permette di abitarlo senza trasformare ogni differenza in una minaccia.
Che questa Maratona pacifica sia allora un’occasione per guardarci negli occhi e ricordare che il mondo può essere più bello. Che la pace sia con e dentro di noi, oggi e ogni giorno dell’anno.
Buona, serena, quieta e maestosa Maratona a tutti, come le Dolomiti che ci circondano.
michil costa
